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Scheda informativa: Culicoides imicola (agente della Febbre Catarrale Ovina)
Prof. Gavino Delrio*


Culicoides imicola
Figura 1 - Adulto di Culicoides imicola
(Foto Ist. Ent. Agraria Univ. di SS)
Culicoides imicola è un moscerino apparentato alle zanzare e come queste punge gli animali per nutrirsi. L’adulto (Figura 1) misura circa 2mm e ha le ali macchiettate. E’ stato rilevato dappertutto in Sardegna ma con una distribuzione localizzata. Le femmine hanno una durata di vita variabile in funzione della temperatura, infatti in estate possono vivere una ventina di giorni, mentre nei periodi più freddi possono campare anche per qualche mese.

Dopo la nascita le femmine vanno alla ricerca di un animale per nutrirsi e possono attaccare le pecore, i bovini, i cervi, i maiali e anche le galline. Durante la loro vita possono avere fino a una decina di pasti di sangue. Dopo qualche giorno da ogni puntura le femmine maturano uova che vengono deposte in gruppi di una sessantina di elementi nel fango umido ai bordi di laghetti aziendali, pozzanghere d’acqua vicino agli abbeveratoi e comunque in riserve di acqua stagnante inquinate da escrementi di animali (Figura 2). Le larve, che nascono dopo qualche giorno, non hanno zampe e nuotano come piccole anguille nutrendosi di microrganismi che pullulano particolarmente in questi ambienti fortemente inquinati. Esse si sviluppano immerse nell’acqua a 1-2 centimetri di profondità ad un massimo di 10 cm dal bordo delle pozzanghere. Le pupe si trovano invece nel fango umido fino ad una distanza di un paio di centimetri dalla linea d’acqua. Lo sviluppo da uovo ad adulto dipende dalla temperatura ed è più rapido a valori elevati; nelle condizioni ambientali della Sardegna si stima che l’insetto possa svolgere più di 10 generazioni. L’annata in corso è stata caratterizzata da temperature estremamente elevate nei mesi estivi che hanno accelerato lo sviluppo delle generazioni facendo aumentare la densità delle popolazioni. Gli adulti pungono gli animali durante la notte e il massimo di attività si riscontra appena dopo il tramonto e poco prima dell’alba. Difficilmente entrano nelle stalle chiuse e generalmente vengono attaccati gli animali all’aperto. Il volo degli adulti è disturbato soprattutto dal vento ma anche dalla pioggia e dalle basse temperature. Essi possono spostarsi per qualche centinaio di metri dalle riserve d’acqua dove depongono, anche se possono essere trasportate dal vento a più lunga distanza.

Ristagno d'acqua
Figura 2 - Ristagno d'acqua utilizzato per l'abbeverata degli animali dove si riscontrano le larve di Culicoides
(Foto Ist. Ent. Agraria Univ. di SS)
Culicoides imicola è vettore di alcuni virus che causano malattie agli animali, i più importanti dei quali sono il "Blue Tongue Virus" (virus della Lingua Blu) e l"African Horsesickness Virus" (virus della Peste Equina). Il virus della Lingua Blu causa una grave malattia nelle pecore ma può infettare anche altri ruminanti come capre, bovini e cervi. I bovini non manifestano evidenti segni di malattia ma possono rappresentare un importante serbatoio per l’infezione a causa della presenza del virus nel sangue circolante.

Il virus della Lingua Blu è entrato quest’anno in Sardegna probabilmente attraverso il trasporto di animali malati oppure direttamente con l’arrivo di qualche moscerino infetto trasportato dal vento. In questo caso è probabile che il paese di provenienza di questi adulti con virus sia la Tunisia dove nel 1999-2000 si è verificata una epidemia di Lingua Blu con lo stesso sierotipo 2 segnalato in Sardegna. La malattia si è diffusa a partire dal sud della Sardegna e ha interessato tutta la costa occidentale, parte di quella orientale con diversi casi anche nelle aree più interne.

Quando nascono, le femmine sono immuni dal virus e possono acquisirlo solamente pungendo un animale malato. Il virus di moltiplica negli organi dell’insetto e dopo un periodo di incubazione di almeno una settimana potrà essere trasmesso con le punture ad animali sani per tutta la durata di vita del Culicoides.

Il controllo della Lingua Blu, malattia diffusa allo stato endemico in altre parti del mondo (Africa, Stati Uniti, Asia) viene esercitato sia con misure medico veterinarie come ad esempio la vaccinazione sia con la lotta al vettore. Poiché non è stata concessa l’autorizzazione a vaccinare gli animali in Sardegna è evidente che l’unica possibilità attuale è quella di combattere il Culicoides.

La lotta contro le larve va effettuata nei focolai precedentemente descritti e possibilmente nel punto esatto dove vivono le larve e cioè nell’acqua ai bordi delle pozzanghere o laghetti inquinati da escrementi di animali. Possono essere impiegati insetticidi poco tossici per gli animali come alcuni piretroidi di sintesi. I trattamenti non sono totalmente efficaci e vanno ripetuti periodicamente. E’ evidente che la strategia migliore sarebbe quella di risanare i focolai larvali, prosciugando quelli più densamente popolati dall’insetto oppure impedendo l’accesso diretto agli animali alle riserve d’acqua mediante l’utilizzazione di abbeveratoi. Infatti, condizioni essenziale per lo sviluppo dell’insetto è la presenza ai bordi del laghetto di escrementi che arricchiscono di sostanza organica le riserve d’acqua.

La lotta degli adulti non deve essere condotta in maniera generalizzata, perché i trattamenti su tutta la superficie aziendale potrebbero determinare gravi problemi di inquinamento ambientale e di residui pesticidi nella carne e nel latte. Inoltre, come già detto, gli adulti si trovano in generale vicino agli animali, pertanto devono essere trattati, come piretroidi di sintesi registrati, esclusivamente i ricoveri degli animali e in particolare le pareti interne ed esterne degli ovili. Questo trattamento può esercitare un’azione adulticida attraverso il contratto degli adulti sulle superfici trattate. Gli animali possono essere protetti con il ricovero notturno in ambienti isolati con zanzariere (meglio se trattate con insetticida) oppure mediante trattamenti direttamente sul corpo, con prodotti registrati allo scopo a base di piretroidi in soluzione oleosa. L’intervento va effettuato sul dorso di pecore e vacche, che è la parte preferita per l’attacco del Culicoides e va ripetuto periodicamente. La lotta al Culicoides è molto difficile e nessuna delle tecniche proposte è sufficiente da sola a controllare il vettore. Pertanto, il controllo dell’insetto deve essere condotto secondo i principi della lotta integrata, non facendo affidamento su un’unica tecnica ma impiegando tutte quelle disponibili in maniera coordinata. E’ evidente che ciò si potrà raggiungere con il coinvolgimento diretto degli allevatori che meglio di tutti conoscono la realtà aziendale e che possono fare molto per migliorare le condizioni igieniche degli animali che sono sicuramente il fattore principale delle abbondanti popolazioni di Culicoides riscontrati dappertutto.

* Entomologo e Preside della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Sassari.



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