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Scheda informativa: Tignoletta della vite

Lobesia botrana Den. et Schiff.La tignoletta della vite è un insetto diffuso in tutta l’Italia ma soprattutto nelle regioni centromeridionali più calde; è tra gli insetti più pericolosi per la coltura della vite in Sardegna.
Quest’insetto può compiere da una a quattro generazioni in dipendenza delle diverse zone climatiche dove è coltivata la vite e dell’ambiente viticolo (cultivar, periodo di raccolta etc.). Nell’area viticola centrosettentrionale della Sardegna, a clima temperato, la Lobesia presenta 3 distinti periodi di volo degli adulti variabili a seconda dell’andamento climatico (aprile-maggio, luglio e agosto-settembre) corrispondenti ad altrettante generazioni. Nella zona meridionale dell’isola, a clima subtropicale, si verificano di norma 4 voli (aprile-maggio, giugno-luglio, agosto e settembre), che nelle annate con primavere molto calde possono ridursi a 3 per l’accavallamento della presenza degli adulti delle prime due.
L’andamento termico può però modificare in parte questo comportamento, influenzando lo sviluppo ed il numero delle generazioni annuali (Delrio et al., 1987). Il danno è solitamente determinato dallo stadio larvale. Lo svernamento avviene allo stadio di crisalide sotto il ritidoma, e gli adulti (generazione antofaga) sfarfallano in primavera (aprile-maggio) deponendo le uova sui grappoli fiorali. Gli adulti della seconda generazione (generazione carpofaga) sfarfallano in giugno-luglio e depongono le uova sugli acini appena allegati. Gli adulti della terza e quarta generazione (se presente) depongono le uova sugli acini invaiati, e le larve tendono a rimanere all’interno del grappolo danneggiando alcuni acini.
Lobesia botrana Den. et Schiff.Importanti sono i fattori climatici sul controllo delle popolazioni di Lobesia. Soprattutto le alte temperature estive unitamente a bassi valori di umidità dell’aria, sembrano in grado, in alcuni anni ed in alcuni ambienti, di ridurre notevolmente le infestazioni.
Le popolazioni di Tignoletta risultano più abbondanti nei vigneti allevati a tendone rispetto a quelli allevati a spalliera e ad alberello, proprio a causa della più elevata umidità e relativamente più bassa temperatura riscontrate in questi microambienti che risultano fortemente influenzati dalle tecniche colturali (Delrio, 1987).
Per quanto riguarda alcuni fattori abiotici è possibile dire:

  • Gli adulti volano al crepuscolo (attività crepuscolare) e sono favoriti da temperature superiori ai 15°C, con un ottimo fissato a 25°. Secondo T. Moleas, il primo volo degli adulti di Lobesia botrana inizia, normalmente, ai primi di aprile ed il momento di maggior attività degli adulti si ha durante il tramonto e l’alba con temperature superiori ai 12°C. Il volo degli adulti si protrae per circa 45 giorni. La massima presenza di adulti (picco) si osserva, mediamente, a cavallo tra aprile e maggio. Alla temperatura di 15°C, quasi sempre dopo il tramonto, possono avvenire accoppiamenti e circa 24 ore dopo la fecondazione le ovideposizioni.

  • La durata degli stadi pre-immaginali è massima a 14°C (rispettivamente 20, 60, 70 giorni per lo sviluppo di uova, larve e crisalidi) e diminuisce progressivamente a temperature superiori sino a raggiungere valori di circa 3-4 volte minori a 25-26°C. La durata di sviluppo ottimale dello stadio embrionale è, a 25°C, di 4,5-5 giorni, mentre per lo sviluppo larvale, sempre a 25°C, è di circa 18 giorni. Per quanto riguarda le crisalidi, ad una temperatura ottimale di 26°C, la durata di sviluppo è di 7-8 giorni. Sempre in laboratorio, a temperature costanti, la durata di sviluppo larvale è di circa 25-26 giorni a 20°C e 60 giorni a 14°C (Rapagnani et al., 1988). Per le uova, a 20°C la durata è di 7-8 giorni. Al di sotto di 14°C lo sviluppo pare fermarsi. Per ciò che riguarda le crisalidi a 20°C la durata è di quasi 40 giorni.

  • La mortalità della Lobesia è crescente a valori superiori ai 25°C e particolarmente elevata oltre i 35°C sino a divenire totale nel volgere di poco tempo a questi valori di temperatura. Secondo Moleas, la presenza di Lobesia è fortemente condizionata dalla temperatura di 35-37°C per larve e uova così come hanno effetto negativo le gelate primaverili. Secondo Rapagnani, per ciò che riguarda le basse temperature la sopravvivenza diminuisce rapidamente per valori decrescenti al di sotto di 14°C sino a divenire totale attorno ai 10°C. Infatti, la mortalità, in termini di percentuale, è massima a temperature inferiori ai 10°C o superiori ai 35°C sia per uova, larve e crisalidi. Questi dati raccolti sono relativi ad indagini condotte in laboratorio. Per ciò che riguarda lo sviluppo embrionale, si nota che a 10°C nessun uovo schiude. La temperatura ottimale è di 25°C mentre a partire da 30°C la percentuale di uova schiuse diminuisce sino ad annullarsi a 35°C, temperatura alla quale l’uovo si disidrata. Limitatamente agli adulti si è osservato che, per temperature al di fuori del range di sviluppo 8-28°C la mortalità aumenta sensibilmente (Delrio et al., 1989). Le alte temperature estive unitamente a bassi valori di umidità dell’aria, sembrano in grado, in alcuni anni ed in alcuni ambienti, di ridurre notevolmente le infestazioni.

  • La fertilità, risultata da esempi di laboratorio, variava fra 9 uova, ad una temperatura di ovideposizione di 29,6°C e umidità relativa dell’86%, e 382 uova a 24,1°C e umidità relativa dell’83,5%. La fertilità media a temperature tra i18-30°C ha raggiunto le 136 uova (Gabel, 1981).

In estrema sintesi le condizioni abiotiche avverse sono:
uova, larve e crisalidi resistono a 35°C per poco tempo mentre la resistenza per gli adulti è stata valutata intorno ai 28°C. Temperature minime intorno ai 10°C sembrano essere un limite per uova, larve e crisalidi, infatti, a queste temperature la mortalità tende ad essere del 100%. Gli adulti, invece, possono sopportare temperature intorno agli 8°C. Laddove si verificano bassi valori di umidità dell’aria le infestazione di Lobesia risultano limitate. L’altimetria sembra avere grossa influenza sull’insetto solo a quote superiori i 400-500 metri sul livello del mare (Moleas, 1995).



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