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Il clima della Sardegna
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INTRODUZIONE

Una classificazione persegue, dal punto di vista scientifico, principalmente tre obiettivi: ordinare una grande quantità di informazioni, renderne rapido il recupero, facilitarne lo scambio ed in generale la comunicazione. Naturalmente la classificazione del clima non si sottrae a queste regole, con tutte le sue limitazioni. La definizione usata di seguito è basata sull’analisi dei parametri meteorologici più comunemente studiati, quali la temperatura e le precipitazioni, il cui andamento è legato alle variazioni stagionali della circolazione atmosferica.
Il clima della Sardegna viene generalmente classificato come Mediterraneo Interno, caratterizzato da inverni miti e relativamente piovosi ed estati secche e calde. Da un punto di vista più generale, il Mediterraneo può essere considerato come una fascia di transizione tra le zone tropicali, dove le stagioni sono definite in accordo alla quantità di pioggia, e le zone temperate, dove le stagioni sono caratterizzate dalle variazioni di temperatura. Di conseguenza si ha a che fare con grandi variazioni interstagionali di precipitazione accompagnate da variazioni di temperatura, senza che però le une le altre raggiungano i valori estremi tipici delle due aree climatiche [Critchfield, 1983; Martyn, 1992].
La principale causa delle notevoli differenze climatiche fra le stagioni è la migrazione del limite settentrionale delle celle di alta pressione che caratterizzano le fasce subtropicali del nostro Pianeta [Peixoto, 1992; Barry e Charney, 1983]. D’estate infatti tali celle arrivano ad interessare tutto il bacino del Mediterraneo, dando vita ad una zona di forte stabilità atmosferica (che nei mesi di giugno, luglio e agosto può dare origine ad un regime tipicamente subtropicale arido), favorendo situazioni di cielo sereno con temperature massime elevate, anche se accompagnate da escursioni termiche di discreta entità. D’inverno invece le medesime celle restano confinate al Nord-Africa e lasciano il Mediterraneo esposto a flussi di aria umida di provenienza atlantica o di aria fredda di provenienza polare. In realtà una gran parte delle strutture cicloniche che interessano l’area in esame si genera nel golfo di Genova (seppure a seguito di una perturbazione atlantica), probabilmente a causa della disposizione delle Alpi e del forte gradiente di temperatura tra Nord e Centro Europa ed il Mediterraneo [Tibaldi et al., 1990]. E’ interessante notare, poi, che la regione mediterranea presenta la più alta frequenza e concentrazione di ciclogenesi del mondo [Landsberg, 1988].
Sostanzialmente il contrasto stagionale riflette la variazione annuale del bilancio energetico nell’atmosfera [Holton, 1992], che porta alla presenza di due sole stagioni con pronunciati periodi di transizione tra quella invernale e quella estiva (marzo-aprile) e viceversa (settembre-ottobre) [Benzi et al., 1995].
Un’altra particolarità del clima Mediterraneo è legata fortemente alla presenza e disposizione di sistemi orografici di grande estensione, oltre che al mare stesso. Questo permette di avere a che fare con un mare chiuso relativamente poco profondo che smorza gli eccessi di temperatura meno di quanto facciano gli Oceani Atlantico e Pacifico a latitudini analoghe, e allo stesso tempo protegge parzialmente dalle intense perturbazioni tipiche di altre aree del Pianeta poste alle medesime latitudini, ma in zone continentali o lambite dagli oceani. Riguardo sempre al clima del Mediterraneo, occorre ricordare che la presenza delle catene montuose che lo circondano implica un aumento dell’attività ciclonica nel bacino stesso.
Il presente lavoro costituisce l’analisi di un grande insieme di dati relativi ad alcuni parametri fisici misurati in Sardegna di interesse climatologico, attraverso la quale è stato possibile valutare l’andamento medio mensile ed annuale della pressione, del vento, della temperatura (massima, minima, e media), dell’umidità (specifica e relativa), della precipitazione (piovosa e nevosa) e dell’eliofania, ad una scala inferiore rispetto a quella utilizzata per le classificazioni climatiche sopra descritte.

Il lavoro si articola come segue:

  1. l’insieme dei dati ed il loro controllo di qualità;
  2. l’analisi della pressione;
  3. l’analisi del vento;
  4. l’analisi della temperatura;
  5. l’analisi dell’umidità relativa;
  6. l’analisi delle piogge;
  7. l’analisi della neve;
  8. l’analisi dell’eliofania.
In appendice, infine, viene descritto il metodo usato per interpolare i dati di temperatura e umidità relativa.
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