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Il clima della Sardegna
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7.2. La copertura nevosa

Per meglio comprendere il comportamento della neve una volta che è sul terreno occorre riconsiderare con attenzione il campo di temperatura di cui si è discusso al Capitolo 4, in particolare nei suoi valori massimi. Dalle figure 4.1, 4.2, 4.3, 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 4.8, 4.9, 4.10, 4.11, 4.12 e 4.13 si evince che anche nei mesi più freddi la media di questi ultimi va dai 7 °C nelle zone montuose ai 14 °C sulle coste. Tenendo poi conto della varianza si arriva a concludere che, anche nei mesi più freddi e nelle zone più elevate fra quelle in esame, le temperature massime sono generalmente sopra 0 °C, e che comunque non c’è mai da aspettarsi più di due o tre giorni consecutivi con valori inferiori a tale soglia. Dunque la probabilità che ogni giorno si sciolga una frazione consistente della neve presente sul terreno è alta, per cui, tranne casi eccezionali, non c’è da aspettarsi una sua lunga permanenza, anche nelle zone maggiormente interessate da nevicate. Ciò non significa che nel giro di pochi giorni la neve scompaia completamente, ma semplicemente che quella che rimane si riduce in breve tempo a cumuli irregolarmente sparpagliati sul terreno, senza costituire un vero e proprio manto compatto.
Dall’esame della carta relativa al numero medio annuale di giorni con presenza di neve sul terreno (figura 7.6) si vede, ancora una volta, che le aree maggiormente interessate sono le Barbagie, il Goceano, il Marghine e le zone montuose della Gallura, del Sarrabus, del Gerrei, del Sulcis e dell’Iglesiente. Quasi ovunque, poi, si registra in media almeno un giorno con presenza di neve, tranne le coste e le due pianure. Per quel che riguarda le aree a quote meno elevate il valore è strettamente legato alla probabilità di precipitazione nevosa, in quanto le temperature sono tali da permettere raramente alla neve di permanere oltre il giorno in cui è caduta.
Per quel che riguarda l’andamento nei singoli mesi (figure 7.7, 7.8, 7.9 e 7.10) si nota che solo gennaio e febbraio mostrano dei valori significativi, mentre negli altri si ha a che fare con eventi piuttosto rari.
Una terza informazione interessante è l’altezza media del manto nevoso. Si tratta di una misura particolare che viene rilevata tre volte al mese (il 10, il 20 e l’ultimo giorno) e di conseguenza, vista la breve permanenza della neve sul terreno, essa dà un’indicazione parziale dell’abbondanza delle nevicate, tranne le poche misure effettuate subito dopo nevicate su terreno precedentemente sgombro.
Per l’analisi di tale dato si è scelto di fare la media annuale su tutta la regione prendendo in considerazione solo le volte in cui il manto è presente. Nella realtà, vista la distribuzione dei dati, tale media è dominata quasi esclusivamente dalle stazioni elevate. Il valore ottenuto, 10.7 cm, conferma quanto detto poc’anzi, e cioè che generalmente non si ha che fare con nevicate abbondanti e che l’accumulo di neve è un evento piuttosto raro.
Un discorso a parte meritano i valori piuttosto bassi attribuiti al Massiccio del Linas, la cui punta estrema ha una quota confrontabile con quella del Limbara, e che sono da attribuirsi in parte all’interpolazione. Infatti, essendo ogni punto della griglia utilizzata rappresentativo di 100 km2, la quota associata ad esso altro non è che il valore medio nel quadrato; giacché il Massiccio è contiguo alla pianura del Campidano e al mare il punto di griglia cui appartiene ha una quota notevolmente più bassa della cima del Monte Linas. Non va comunque trascurato che, stante la configurazione media dei campi barici che danno origine a precipitazioni nevose, la parte Sud-Occidentale dell’Isola ne viene influenzata minormente che non il resto della regione.
Si può dunque concludere che la neve in Sardegna è un fenomeno non raro, perlomeno in certe zone, ma fortemente irregolare e soprattutto di breve permanenza. La ragione sta nel fatto che i flussi di aria fredda cui sono associate le precipitazioni nevose, hanno il carattere transitorio di tutte le perturbazioni delle nostre latitudini e durano generalmente dai tre ai cinque giorni. La relativa mitezza delle temperature, poi, impedisce alla neve di accumularsi sul terreno in modo stabile, tranne sporadici eventi.
Come già detto, restano fuori dallo studio le zone più elevate, dotate di pochissime stazioni ma rappresentanti una piccola frazione del territorio regionale, cui si accennerà nel paragrafo successivo.
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