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Il clima della Sardegna
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8. L'ELIOFANIA

Per l’analisi dell’eliofania, che rappresenta il numero di ore di insolazione in un particolare intervallo di tempo, si sono avute a disposizione tre stazioni che ne riportano il valore giornaliero: Elmas ed Alghero dell’Aeronautica Militare e Santa Lucia (a nord di Oristano) dell’Università di Sassari.
L’esiguo numero di stazioni tuttavia non pone limitazioni in quanto questa grandezza è influenzata da due soli fattori: la lunghezza del dì (inteso come numero di ore comprese fra l’alba e il tramonto) e la copertura nuvolosa. Come è ben noto la prima varia con continuità nell’arco dell’anno, senza apprezzabili distinzioni fra le diverse aree della Sardegna; la seconda, pur essendo diversa da zona a zona nel breve periodo, è tuttavia essenzialmente legata a fenomeni a grande scala che influenzano in media la nostra Isola in modo sostanzialmente uniforme.
Ne consegue che il valore climatologico dell’eliofania è da considerarsi lo stesso su tutta la Sardegna. Infatti, se si osservano i valori medi delle tre stazioni riportati in figura 8.1, si deduce che le differenze fra le tre curve rientrano nei limiti dell’errore strumentale e di quello legato alla posizione della stazione. Non va dimenticato che la presenza di un ostacolo lungo la proiezione del percorso del sole introduce un errore sistematico nel valore misurato dallo strumento. Si è quindi deciso di mediare i tre valori per ottenere un’eliofania unica per tutta la Regione.
In figura 8.2 viene mostrato l’andamento dell’eliofania mediata sulle tre stazioni (linea verde), confrontata con il suo valore teorico o astronomico (linea rossa), inteso come il valore che si avrebbe in una giornata completamente serena se il sensore fosse posto su una superficie piana priva di ostacoli. Nella stessa figura viene riportato il deficit medio di ore di luce (linea grigia), cioè la differenza fra l’eliofania teorica e l’eliofania media. Quest’ultimo valore rappresenta il numero di ore di sole perdute per effetto della copertura nuvolosa.
Si nota subito che nonostante da un punto di vista astronomico la massima eliofania sia attesa per il 21 giugno, nella realtà il valore massimo si osserva intorno alla seconda decade di luglio, ciò indicando una copertura nuvolosa media notevolmente minore durante questo mese. Invece, per quanto riguarda i minimi, valore misurato e valore teorico si ritrovano nello stesso periodo dell’anno.
Nella figura 8.3 sono riportati i valori del deficit di insolazione normalizzati rispetto all’eliofania teorica (linea rossa) ed al clima (linea verde). Nel primo caso è possibile osservare il comportamento del deficit di insolazione sostanzialmente privo della dipendenza funzionale dalla durata del dì, per capire meglio l’incidenza della copertura nuvolosa; da ciò si desume che quest’ultima varia abbastanza regolarmente con un massimo d’inverno ed un minimo d’estate . Nel secondo caso invece si può confrontare il numero di ore del dì con cielo sereno con il numero di ore con cielo nuvoloso; è interessante notare, in questo caso, come nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio il numero di ore del dì con presenza di copertura nuvolosa sia, in media, maggiore di quello con cielo sereno.
Al fine però di eliminare completamente l’effetto della lunghezza del dì sull’eliofania, sia la varianza che la media sono state calcolate, oltre che sui valori misurati, anche su quelli ottenuti normalizzando l’eliofania rispetto alla durata teorica per il 21 giugno, cioè:

equazione

dove d è la durata del dì osservata, n il numero di ore di eliofania teorica per il giorno in esame e nmax il valore teorico il 21 giugno.
I risultati di questa seconda analisi sono evidenziati nelle figure 8.4 e 8.5, la prima delle quali conferma, ancora una volta, che la copertura nuvolosa è massima nel trimestre dicembre-febbraio e minima nel bimestre luglio-agosto, con un marcato picco a cavallo fra i due.
La varianza (figura 8.5) appare più interessante. La varianza climatica (linea verde), infatti, mostra un deciso massimo ad aprile, che sembrerebbe indicare un maggiore irregolarità della copertura nuvolosa rispetto agli altri mesi dell’anno. Ciò è abbastanza ragionevole considerato che si tratta di un periodo di transizione tra la stagione invernale e quella estiva, ma, allo stesso tempo, una situazione analoga dovrebbe ripetersi verso settembre-ottobre. L’analisi della varianza normalizzata (linea blu) permette, da una parte, di ridimensionare notevolmente l’entità del suddetto massimo e, dall’altra, di evidenziare la presenza di tre periodi: novembre-aprile, caratterizzati da copertura nuvolosa estesa ed estremamente variabile; luglio-agosto, con cielo pressoché sereno e perciò con limitata variabilità; ed infine una fase di transizione costituita dai restanti mesi, maggio, giugno e settembre.
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