I fabbisogni idrici colturali determinati nel settennio 1995-2001 secondo la metodologia FAO
2.2. Evapotraspirazione colturale
I valori dei consumi idrici colturali calcolati per le singole stazioni agrometeorologiche, riportati nelle tabelle 2.1a - 2.34a, risultano sensibilmente differenti tra le colture considerate.
I valori più elevati si riscontrano per il prato polifita e l’erba medica che ricoprono il suolo per l’intera stagione irrigua, e presentano nei singoli mesi un’intensità evapotraspirativa prossima a quella della coltura di riferimento. I valori medi del periodo per i due tipi di coltura variano tra minimi di 650-700 mm circa per le stazioni di Arborea, Allai ed Illorai, e massimi 900 mm circa per le stazioni di Samassi e Sardara. I consumi idrici più bassi si ottengono per la coltura del carciofo, con valori medi del periodo che variano tra 200-220 mm per le stazioni di Arborea ed Allai, e 300 mm circa per le stazioni di Samassi e Sardara.
Le altre colture considerate presentano valori intermedi, nell’ordine: il mais, i cui consumi medi variano tra le diverse località, tra 480 e 660 mm, seguono gli agrumi, con 450 – 600 mm, quindi la vite, 400 – 530 mm, il pomodoro 390 – 520 mm, l’olivo 350 – 460 mm, e la barbabietola con 340 – 450 mm.
Per quanto riguarda la variabilità tra i diversi anni si constata che i valori complessivi stagionali per ciascuna coltura, variano in relazione alla variazione dei totali di ETO. Pertanto, analogamente a quanto evidenziato nell’analisi dell’evapotraspirazione di riferimento, si evidenzia che gli anni 1999 e 2000 si sono caratterizzati per i valori più elevati, mentre il 1996, anno più “umido”, si sono registrati i valori minimi.
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